I cassonetti gialli. I cassonetti gialli di HUMANA che vedi ad esempio in Piazza Unità d’Italia o vicino all’Unes. Quelli dove butti i vestiti che non metti più, gli stracci, quella felpa che ormai è piccola per tuo figlio.
Dal 30 agosto 2025 spariranno. Tutti. Dopo dieci anni di servizio.
Il Comune ha pubblicato un avviso sul suo sito il 20 agosto. Un avviso asciutto, burocratico. Nessuna spiegazione del perché. Solo un: “il servizio verrà sospeso“.
In questo articolo voglio provare a capire perché l’amministrazione ha preso questa decisione. Perché, vedete, dietro questi cassonetti gialli c’è una storia molto più grande. Una storia che parla di crisi globali, di economia circolare che non funziona, di degrado urbano.
Una storia che forse nessuno vi ha ancora raccontato.
Partiamo dalle conseguenze. Quelle immediate, quelle che vedremo già dal primo settembre.
Il Comune, nel suo avviso, suggerisce due alternative.
La prima: buttare i vestiti negli Ecuosacchi dell’indifferenziato.
La seconda: portarli alle associazioni benefiche.
Fermiamoci un attimo sulla prima opzione. Gli Ecuosacchi dell’indifferenziato.
È illegale. Semplicemente illegale.
Dal primo gennaio 2022 – non 2025, 2022, in Italia vige l’obbligo della raccolta differenziata dei tessili. L’Europa aveva dato tempo fino al 2025, ma noi abbiamo anticipato di tre anni. Quindi no, cari amministratori, non si possono buttare i vestiti nell’indifferenziato. È contro la legge. La vostra stessa comunicazione ufficiale suggerisce di violare una normativa europea.
E poi ci sono gli Ecuosacchi. Sapete quando li distribuiscono? In Via Mazzini, di mattina dalle 9:30 alle 12, il pomeriggio dalle 15 alle 17:30. Orari lavorativi. Quattro giornate al mese a Cassina centro.
Una sola giornata al mese a Sant’Agata.
I cittadini di Sant’Agata? Quelli devono arrangiarsi. Non c’è nemmeno un mezzo pubblico che colleghi Sant’Agata a Cassina. Ma questo è un problema che conosciamo da anni.
La seconda opzione: la Caritas.
La Caritas di Via Cavour ha già alzato bandiera bianca. Dal primo settembre – coincidenza? – sospende la raccolta abiti. Testuale dalla loro comunicazione: “crescenti difficoltà nella gestione e nello smaltimento dell’esubero“.
Tradotto: siamo sommersi, non ce la facciamo più.
Ma perché HUMANA se ne va? Il Comune non lo dice, ma io ho fatto qualche ricerca e provo a fare qualche ipotesi.
Ho qui davanti un comunicato stampa di FEAD ed EuRIC, le federazioni europee del riciclaggio. Data: 24 marzo 2025. Oggetto: crisi urgente del settore tessile post-consumo.
I numeri sono impietosi. I costi di raccolta: tra 306 e 366 euro a tonnellata. I ricavi dalla vendita dei materiali: meno di 300 euro a tonnellata.
Perdita secca su ogni tonnellata raccolta.
Le cause? L’ultra-fast fashion. Shein, Temu, tutte queste piattaforme che vendono magliette a 3 euro. Vestiti che durano due lavaggi. La qualità del tessile raccolto è crollata. Prima nei cassonetti finivano abiti che potevano avere una seconda vita. Oggi? Stracci. Letteralmente stracci.
E poi c’è la geopolitica. I mercati di sbocco tradizionali dei vestiti di seconda mano – Nord Africa, Est Europa, Medio Oriente – sono in crisi. La Cina inonda l’Africa di vestiti usati a prezzi stracciati. Il sistema è al collasso.
Andrea Fluttero, presidente di UNIRAU, l’ha detto chiaro: “Il sistema rischia di bloccarsi in Italia e in diversi Paesi europei”.
Ecco perché HUMANA se ne va. Non è una scelta contro Cassina. È una ritirata su tutto il fronte.
Ma c’è un’altra verità che dobbiamo dirci. Una verità scomoda.
I cassonetti HUMANA a Cassina erano diventati un problema. Chi abita vicino lo sa. Sacchi abbandonati tutto intorno. Non solo vestiti. Rifiuti di ogni tipo. Immondizia.
Non è solo Cassina. A Sesto Calende nel 2019 li hanno tolti per lo stesso motivo. Il sindaco parlò di “degrado insostenibile“. Gente che rovistava nei cassonetti, che lasciava vestiti sparsi per terra, alle intemperie.
Ricordate l’interrogazione del 2024 di Cammino Comune? Domenico Depascale chiedeva al sindaco cosa intendesse fare per “l’insicurezza e il degrado in centro“. Parlava di Via Volta, del parco di Via Gramsci. Dei cassonetti HUMANA circondati da rifiuti.
È un paradosso. Un servizio nato per l’ambiente che diventa problema ambientale. Un servizio gratuito per i cittadini che diventa fonte di degrado per gli stessi cittadini.
E sapete cosa? Il Comune ci guadagnava pure. La TOSAP, ora Canone Unico Patrimoniale. HUMANA pagava per occupare il suolo pubblico con quei cassonetti. Soldi che ora non entreranno più.
Allora, la domanda è: ha fatto bene il Comune a rimuovere i cassonetti?
La risposta non è semplice. Da un lato, capisco le ragioni. Il degrado era reale. La crisi del settore pure. Continuare così non aveva senso.
Dall’altro lato, la gestione della transizione è pessima. Suggerire di buttare i tessili nell’indifferenziato è grave. Non informare i cittadini per tempo è irresponsabile. Non avere un piano B pronto è dilettantesco.
La soluzione proposta dall’amministrazione – due cassonetti alla piattaforma ecologica gestiti da CEM Ambiente – ha senso. È quello che hanno fatto a Sesto Calende, a Monza. Cassonetti controllati, accessibili solo con tessera, niente degrado.
Ma.
Ma guardate gli orari della piattaforma ecologica. Lunedì, mercoledì e venerdì: solo mattina, 9-12. Martedì e giovedì: solo pomeriggio, 15-18. Sabato: 8-12 e 14-17. Domenica: chiuso.
Se lavori, auguri.
Ecco cosa dovrebbe fare l’amministrazione.
Primo: una campagna informativa seria. Non un avviso sul sito e neanche un post su Facebook. Serve spiegare chiaramente ai cittadini cosa cambia, perché non si possono buttare i vestiti negli Ecuosacchi, quali sono gli orari e le modalità di accesso alla piattaforma ecologica.
Secondo: rivedere gli orari della piattaforma ecologica. Almeno un’apertura serale a settimana. Almeno una domenica al mese.
Terzo: monitorare. Quanti tessili raccoglieremo con il nuovo sistema? Aumenteranno gli abbandoni? Serve saperlo, serve misurarlo.
Inoltre, il Comune potrebbe dare un supporto concreto alla Caritas: con campagne informative mirate per chiarire cosa si può donare e cosa no, con spazi o mezzi per lo smaltimento degli indumenti inutilizzabili, o con piccoli contributi economici che alleggeriscano il peso sui volontari.
Quarto, e questo è fondamentale: pensare al futuro. L’EPR – Extended Producer Responsibility – arriverà nel 2026, è il principio che introdurrà l’Unione Europea e che obbligherà i produttori a coprire i costi del fine vita dei loro prodotti e varrà in particolare per il settore tessile. Chi produce vestiti dovrà quindi pagare per il loro smaltimento. È la soluzione strutturale. Ma fino ad allora?
I cassonetti gialli se ne vanno. È la fine di un’epoca, in un certo senso. Dieci anni di un servizio che, con tutti i suoi problemi, funzionava.
Ma è anche l’inizio di qualcos’altro. Un sistema forse più controllato, forse più efficiente. Speriamo.
Quello che so è che noi del Comitato Civico Cassina vigileremo. Che l’amministrazione faccia le cose fatte bene, questa volta. Che non lasci i cittadini soli con i loro sacchi di vestiti usati e senza indicazioni chiare.
Perché alla fine, dietro ogni cassonetto giallo, dietro ogni sacco di vestiti usati, c’è una famiglia, una persona, un cittadino che cerca di fare la cosa giusta.
Per l’ambiente. Per la comunità. Per Cassina.
E merita risposte migliori di quelle che sta ricevendo.