Che senso ha essere soci di CEM Ambiente?

Il sacco. Il sacco rosso, l’Ecuosacco.

È un oggetto banale, quasi invisibile. Eppure, è il punto di contatto quotidiano tra noi e un sistema enorme, complesso, che gestisce la parte più sporca e necessaria delle nostre vite. È il simbolo di un patto: noi cittadini separiamo i nostri rifiuti, e un’entità pubblica li raccoglie, li gestisce, li trasforma in risorsa. A Cassina de’ Pecchi, quell’entità ha un nome: CEM Ambiente.

Ma la storia che vi racconto oggi è la storia di come questo patto, a volte, si incrini. È la storia di come essere “soci” di un’azienda pubblica non garantisca automaticamente il miglior servizio. È la storia di un sistema a due velocità, dove alcuni cittadini sembrano essere più uguali di altri. È una storia che parte dai bilanci, dai numeri, ma arriva dritta alle nostre strade, ai nostri marciapiedi, a quel sacco che a volte, troppo spesso, rimane lì dove lo avevamo lasciato.

Un socio di un’azienda modello

Innanzitutto, chi è CEM Ambiente? Non è un’azienda privata qualunque. È una società in house, una nostra proprietà. Il Comune di Cassina de’ Pecchi, insieme ad altri 75 comuni, ne è azionista. E, a guardare i numeri del suo bilancio 2024, è un’azienda modello.

Chiude l’anno 2024 con un utile di 2,9 milioni di euro. Ha un patrimonio solido di oltre 65 milioni di euro e, cosa più unica che rara, non ha praticamente debiti finanziari.

È un’azienda sana, virtuosa, che non espone il nostro Comune a rischi di salvataggi o crisi finanziarie.

E infatti, l’impatto sul nostro bilancio consolidato è minimo. A differenza di altre partecipate, CEM non ci appesantisce con debiti “sulla carta”. 

E gli utili? Come per altre società pubbliche, anche CEM non distribuisce i suoi profitti, ma li reinveste per migliorare il servizio. Zero utili, zero debiti significativi. Un socio per un’amministrazione pubblica quasi perfetto, si direbbe.

Eppure, la storia non finisce qui.

Le due facce di CEM: la gestione diretta e il subappalto

Quando si scava un po’, si alza il telefono, si cercano informazioni, si scopre che CEM ha due modi di operare. Due volti.

Per 24 comuni, gestisce la raccolta direttamente, con i propri mezzi e il proprio personale.

Per la maggioranza dei soci, altri 52 comuni, il servizio è invece in subappalto, affidato a un raggruppamento di imprese (una RTI) composto da Impresa Sangalli e Ditta Colombo. A Cassina dovrebbe operare Sangalli.

E le performance? Sono le stesse? No. I dati, messi nero su bianco nella relazione di CEM, sono impietosi. Nei comuni gestiti in subappalto, il numero di segnalazioni per mancate raccolte è praticamente il doppio rispetto a quelli gestiti direttamente. Il doppio dei disservizi, il doppio dei sacchi lasciati per strada, il doppio delle lamentele.

E Cassina de’ Pecchi, la nostra Cassina, in quale dei due gruppi si trova? Si trova nel secondo. Quello con le performance peggiori. Quello del subappalto. Ce ne eravamo accorti?

A cosa serve essere soci?

E allora la domanda sorge, spontanea e carica di frustrazione. A cosa serve essere soci di un’azienda pubblica modello, se poi riceviamo un servizio di serie B, con il doppio dei problemi? Se non abbiamo utili e il servizio è carente, perché il nostro Comune rimane dentro CEM?

La risposta è una, ed è strategica: essere soci serve per avere voce in capitolo. Serve per sedersi a un tavolo e pretendere che gli standard siano rispettati, che gli investimenti vengano fatti, che i cittadini ricevano il servizio per cui pagano. Essere soci dovrebbe significare avere il potere di proteggere gli interessi della propria comunità.

E qui la domanda si sposta sull’amministrazione. Ha usato questo potere? Quali vantaggi concreti ha portato a Cassina de’ Pecchi negli ultimi 5 anni, grazie al suo ruolo di socio in CEM?

Certo, abbiamo il progetto Ecuosacco, un’iniziativa virtuosa che ha migliorato la nostra raccolta differenziata. Ma è roba vecchia e non l’ha certo introdotto questa amministrazione.

Mentre altre iniziative, come l’installazione di distributori automatici di sacchi, si diffondevano in decine di comuni soci, a Cassina non se n’è avuta traccia. Mentre CEM avviava progetti di educazione ambientale in centinaia di classi, quali sono state le ricadute specifiche per le nostre scuole?

L’impressione è quella di una partecipazione passiva. Un ruolo da spettatore, non da protagonista.

Un contratto in scadenza, un’opportunità da non perdere

Questa storia, però, è arrivata a un bivio. Un punto di svolta che non possiamo permetterci di sbagliare. Il contratto di servizio tra il nostro Comune e CEM Ambiente scadrà il 30 novembre 2026. È uno dei 67 contratti che la società dovrà rinegoziare a breve.

Questa non è una semplice scadenza burocratica. È un’opportunità unica. È il momento in cui l’amministrazione di Cassina de’ Pecchi ha il dovere di usare tutto il suo peso di socio per porre una condizione non negoziabile: il passaggio dalla gestione in subappalto, quella con le performance peggiori, alla gestione diretta da parte di CEM Ambiente.

I dati lo dimostrano: la gestione diretta funziona meglio, garantisce meno disservizi e una maggiore qualità. Se siamo soci di un’azienda virtuosa, abbiamo il diritto di pretendere il suo servizio migliore, non quello delegato a terzi che, cifre alla mano, non riescono a mantenere gli stessi standard.

Il malcontento per le strade sporche e i ritiri saltati non è un capriccio, ma il sintomo di un sistema che, per noi, non sta funzionando al meglio. Con il contratto in scadenza, abbiamo la possibilità di cambiarlo. È una scelta politica e amministrativa che definirà la qualità della vita nel nostro paese per gli anni a venire. L’amministrazione deve dimostrare di essere un socio che conta, non solo un nome su un elenco.

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