Il Consiglio Comunale del 30 aprile 2025 ha affrontato diversi temi cruciali per il futuro di Cassina e Sant’Agata: dal rendiconto di gestione 2024, che ha evidenziato un consistente avanzo di bilancio (5,4 milioni di euro), alla seconda variazione di bilancio, passando per l’approvazione delle (ancora una volta aumentate) tariffe TARI e il nuovo gemellaggio con Novigrad-Cittanova.
Tuttavia, è stato il settimo punto all’ordine del giorno a segnare il momento più intenso della seduta: l’alienazione dell’immobile nell’area ex Nokia (quello dietro il Mauris per intenderci), originariamente destinato a diventare un poliambulatorio pubblico secondo quanto sperava l’Amministrazione Mandelli.
Una struttura al centro del dibattito
La vicenda dell’immobile ex Nokia rappresenta emblematicamente le differenti visioni politiche sul rapporto tra pubblico e privato nell’erogazione dei servizi essenziali.
La struttura, come ha ricordato l’Assessore Greco, è diventata proprietà comunale “a seguito degli accordi e delle convenzioni per il recupero dell’area industriale ex Nokia” e doveva ospitare un presidio sanitario territoriale.
Un punto cruciale emerso dal dibattito riguarda lo stato incompiuto dell’edificio, rimasto “al rustico“.
L’Amministrazione ha spiegato che, appena insediata nel 2019, ha bloccato il completamento dei lavori su indicazione dell’allora Segretario Comunale dottoressa Pepe, che aveva evidenziato come la realizzazione del poliambulatorio non rispettasse il codice degli appalti.
Una decisione che, come ha sottolineato il Sindaco, “non è stata presa a cuor leggero”, ma ritenuta necessaria per ragioni di legittimità amministrativa.
Questo blocco ha poi influito negativamente sulle trattative con ASST e ATS, che hanno indicato proprio lo stato incompiuto della struttura come uno dei motivi del loro disinteresse.
La motivazione principale addotta dall’Amministrazione per l’alienazione è di carattere strategico: non si tratterebbe di una semplice dismissione, ma di un cambio di prospettiva sul presidio sanitario.
Come esplicitamente dichiarato dal Sindaco Balconi durante il dibattito, l’obiettivo è quello di “portare un servizio, anche se privato” nell’immobile ex Nokia e “reperire le risorse necessarie per creare un vero polo sanitario in una zona che a nostro modo di vedere è più consona“, ovvero nei locali di via Mazzini che verranno lasciati liberi dalla polizia locale una volta completato il nuovo municipio.
Secondo la maggioranza, questa soluzione permetterebbe di ottenere sia un servizio privato nell’area ex Nokia che un nuovo polo sanitario pubblico in una posizione ritenuta più strategica.
Da parte dell’opposizione, il Consigliere Annetta ha sostenuto che questa dismissione rappresenti la rinuncia a un progetto strategico per la comunità.
La sua posizione riflette la visione di continuità con l’amministrazione che aveva originariamente concepito il progetto della Casa della Salute – poi ridenominata Ambulatorio Sociosanitario in seguito alle modifiche normative regionali.
Personalmente, pur rispettando la posizione dei colleghi di coalizione, nutro qualche perplessità sull’idoneità della struttura a diventare un vero presidio sanitario pubblico efficiente. Le dimensioni ridotte dell’immobile, che hanno rappresentato uno dei motivi del disinteresse di ASST, costituiscono un limite oggettivo che avrebbe potuto compromettere la funzionalità del servizio. Concordo anche che Via Mazzini sia un posizione più consona per un servizio di questo tipo. Non possiamo ignorare che le moderne esigenze di un presidio sanitario territoriale richiedono spazi adeguati per garantire prestazioni diversificate e di qualità e devono essere facilmente raggiungibile dall’utenza più fragile.
Soluzioni alternative non esplorate
Ciò che colpisce nella vicenda è la mancata esplorazione di soluzioni alternative. Se è vero che ASST e ATS hanno mostrato disinteresse, altre strade erano percorribili: dalla rimodulazione del progetto all’utilizzo per altri servizi sociali o associativi, fino alla possibilità di completare la struttura con fondi dell’avanzo di amministrazione (quasi un milione di euro di parte disponibile) per renderla più appetibile agli operatori sanitari pubblici.
La decisione di vendere l’immobile appare inoltre affrettata, considerando che non è stata preceduta da una discussione nella Commissione Patrimonio e Demanio, né è stata supportata da un’analisi economica comparativa tra i costi di completamento della struttura attuale e quelli previsti per la futura riqualificazione degli spazi di via Mazzini.
Ciò che mi preoccupa maggiormente è l’operazione nel suo complesso, che ha i contorni di un’operazione immobiliare poco trasparente: da un lato si aliena un bene pubblico già esistente, dall’altro si promette la realizzazione futura di un nuovo polo sanitario in via Mazzini senza presentare un progetto definito, un cronoprogramma o una stima dei costi.
Come ha ammesso lo stesso Sindaco in risposta a un’interrogazione, “il progetto per la ristrutturazione dei locali che saranno lasciati liberi dalla polizia locale sarà posto in essere nel momento in cui avremo contezza di quanti soldi entrano nelle casse comunali“. Una dichiarazione che lascia intendere come il presunto progetto alternativo sia ancora in una fase embrionale, sollevando legittimi dubbi sulla sua effettiva realizzazione.
Nel frattempo, la cittadinanza si trova privata di un bene pubblico senza alcuna garanzia concreta sul suo sostituto.
Un confronto dai toni accesi
Il dibattito ha raggiunto momenti di particolare intensità quando la Consigliera Annetta ha espresso la posizione di Cammino Comune, sottolineando come questa decisione “ponga di fatto la parola fine ad un tentativo di imprimere un’impronta di qualità al progetto di trasformazione urbana nell’area ex Nokia“, cedendo completamente alla “logica di interessi di natura esclusivamente privata“.
La risposta del Sindaco non si è fatta attendere, con un intervento dai toni decisi che ha manifestato dispiacere per un’opposizione che “legge una velina preparata nella sede del partito anziché ascoltare“, accusando la consigliera di riportare “bugie” riguardo alle interlocuzioni con ASST.
Questo scambio, pur nella sua asprezza, ha avuto il merito di portare alla luce le profonde differenze di visione sulla gestione dei beni comuni e sui modelli di sviluppo del territorio.
Una proposta costruttiva
Personalmente, ritengo che il dibattito debba elevarsi oltre le contrapposizioni personali o di scelte ormai passate, concentrandosi sulle scelte concrete per il futuro della nostra comunità.
Se l’Amministrazione è determinata a procedere con l’alienazione, sarebbe opportuno che almeno vengano previste garanzie stringenti nel bando di gara affinché la destinazione sanitaria sia preservata, con vincoli precisi sulle tipologie di servizi ammissibili e con un diritto di prelazione per eventuali proposte provenienti da enti pubblici o del terzo settore.
Inoltre, a mio giudizio, un buon modo di procedere sarebbe presentare quanto prima un progetto dettagliato e finanziariamente sostenibile per il nuovo polo sanitario in via Mazzini, con tempi certi di realizzazione e con un piano per garantire la continuità dei servizi.
Il nostro impegno come opposizione non è quello di ostacolare, ma di stimolare un confronto costruttivo su scelte che incideranno profondamente sulla qualità della vita dei cittadini di Cassina de’ Pecchi negli anni a venire.
La sanità territoriale è un bene troppo prezioso per essere sacrificato sull’altare dell’efficientismo amministrativo.
Sarà imperativo vigilare affinché la promessa di un presidio sanitario accessibile e di qualità non rimanga lettera morta.